Il “Rinnovamento Carismatico Cattolico” (RCC) è una corrente di grazia sorta per grazia dello Spirito Santo nel 1967, nell’immediato postconcilio e quasi come risposta ad una innovativa affermazione del Concilio Vaticano II (LG.12): “Inoltre lo Spirito Santo non si limita a santificare e a guidare il popolo di Dio per mezzo dei sacramenti e dei ministeri, e ad adornarlo di virtù, ma <<distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a lui>> (1 Cor 12,11), dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa, secondo quelle parole: <<A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio>> (1 Cor 12,17).
E questi carismi, dai
più straordinari a quelli più semplici e più largamente diffusi,
siccome sono soprattutto adatti alle necessità della Chiesa e destinati
a rispondervi, vanno accolti con gratitudine e consolazione. Non
bisogna però chiedere imprudentemente i doni straordinari, né sperare
da essi con la presunzione i frutti del lavoro apostolico. Il giudizio
sulla loro genuinità e sul loro uso ordinato appartiene a coloro che
detengono l’autorità nella Chiesa; ad essi spetta soprattutto di non
estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono
(cfr. 1 Ts 5,12 e 19-21)”.
Il Rinnovamento Carismatico Cattolico ha la caratteristica di non avere fondatori umani e di essersi diffuso rapidamente in tutti i continenti, al punto che oggi (2006) conta centodieci milioni i partecipanti. E’ coordinato dall’I.C.C.R.S. di diritto pontificio.
Il cardinal Léon J. Suenens lo definì come una “corrente di grazia” per un ritorno al cenacolo con le due essenziali dimensioni: preghiera carismatica ed evangelizzazione fervente.